Il povero sonetto

Lì nel trascorso tempo giovanile,
inutile cercavo di comporre
stupido tre versi entro quel cortile,
poi mi dicevo quì studiare occorre.

Così minore, sotto mi mettevo,
convinto di sapere alcune dare,
più a cadere, in giù non m’arrendevo
se prima non vedevole baciare.

si’ con gli anni venivano alternate,
in file come quelle incatenate,
nel mesto fio cammino ritornante…

Rileggendole smarrito nelle ombre,
sfiorito come un albero d’ottobre
or che intra pur sentivomi smagliante!

(Così tra quelle mura scopersi la metrica in una tardi.)

Perciò mi rammaricavo

Oh grande cultura mi desti assenza,
sognavo la tua mano, l’amore,
anche il padre che mi fece.

Allora insegnavi ad altri
perchè avevano le madri che
li accompagnavano dov’eri.
Ogni giorno alla tua scuola le
vedevi come le ricordi ancora,
la mia tranne.

La fine grammatica

Come un sarto di prima scelta,
scrive(cuce) perfettamente,
punteggia sul tempo giusto
(sulla linea) a non uscire fuori,
stoffa che non avevo,
quell’ago tra le mani.

Con l’aiuto del signore poi, così io mi arrangiai